Inseguo questa storia da quando, nel 2005,
ho iniziato a lavorare in Polonia.
Da allora non mi ha più lasciato.
È la storia di una fratellanza poco raccontata
tra due popoli, quello italiano e quello polacco,
che fin dal Risorgimento hanno combattuto
fianco a fianco per la propria libertà.
Ma soprattutto, pur essendo attraversata da
un'impresa bellica titanica, non è una storia
di guerra.
È la storia della ricerca di libertà di un
popolo prigioniero nei Gulag sovietici che,
guidato dal generale Anders, riesce a raggiungere
l'Italia con mezzi di fortuna.
E a farlo diventando un esercito, ma prima
ancora ricompattandosi come popolo.
La cultura diventa
l'arma più forte.
Il Secondo Corpo d'Armata polacco, lungo tutto
il suo cammino, non smette mai di ricostruire
la propria identità attraverso la cultura:
pubblica libri, apre scuole da campo e arriva
a formare una vera compagnia d'arte drammatica
che produce spettacoli per i soldati.
Tra le sue fila ci sono grandi intellettuali
e scrittori, che di quelle vicende saranno
anche i narratori.
Raccontare Papaveri rossi significa per me
raccontare una storia dove un popolo prigioniero
ritrova la propria libertà prima di tutto
ricostruendo la propria cultura.
Sergio Maifredi